Hai domande? Non esitare a contattarci 0697847394

febbraio 14, 2015

Nessun commento

Xiaomi fa capolino negli USA

Xiaomi fa il suo debutto ufficiale sul mercato statunitense, anche se si tratta di un’operazione apparentemente defilata per un’azienda nota soprattutto per i suoi smartphone e terminali mobile. Negli States il colosso cinese venderà accessori, per il momento. In futuro, tutto è possibile.

Per lanciare i suoi accessori per smartphone, Xiaomi ha organizzato una conferenza a San Francisco dove si è parlato del più, del meno, di Google, dei brevetti e di tutto quanto. I primi prodotti Xiaomi a essere venduti negli USA saranno cuffie, batterie, tracker hi-tech per il fitness e altri gadget simili. Apparentemente si tratta di ben poca cosa, per un colosso che da sempre fa il verso a Apple mentre propone sul mercato una vasta gamma di prodotti echeggiando invece la strategia della sudcoreana Samsung, ma Xiaomi dice di avere ben fissati gli obiettivi su quel che vuole fare e dove vuole andare in futuro.

La corporation spiega di poter contare su una community molto estesa, e di non essere semplicemente un produttore di smartphone. Anzi, al momento il business dei terminali mobile non porta molto profitti ma in futuro Xiaomi intende “monetizzare” la propria community.

L’azienda si definisce “supporter” di Google e del suo sistema operativo. Aiuta in tal senso il fatto che il colosso cinese lavori costantemente ai propri aggiornamenti software – da sempre uno dei punti deboli dei produttori di dispositivi Android – e li rilasci con celerità.

L’espansione del business mobile è al momento concentrata su altri mercati, diversi da quello nordamericano, e una delle possibili giustificazioni dell’approccio soft a quello statunitense sarebbe la potenziale necessità di combattere con i colossi locali sul fronte brevettuale. Un’eventualità che, prima o poi, Xiaomi è consapevole di dover affrontare, come tutte le grandi aziende del settore.

“Fonte Punto Informatico”

gennaio 28, 2015

Nessun commento

Google, interessata allo smartwatch modulare BLOCKS

Ben presto tutti potranno costruire da sé il proprio smartphone dei sogni grazie a Project Ara, il progetto finalizzato alla creazione di un device mobile modulare da comporre assemblando le diverse componenti in base ai gusti ed alle esigenze personali. In un futuro non molto lontano la stessa cosa potrebbe però avvenire anche con i device indossabili ed in particolare con gli smartwatch.

blocks_-_your_device__your_way__-_YouTube-2

Stando infatti a quanto emerso proprio nel corso degli ultimi giorni Google avrebbe cominciato a mostrare un certo interesse nei confronti del progetto BLOCKS. Per chi non ne fosse già a conoscenza BLOCKS è un progetto che fa riferimento ad un orologio modulare che, appunto, offre agli utenti la possibilità di aggiungere e togliere moduli a piacimento offrendo quindi l’opportunità di estendere le funzionalità del dispositivo andando a soddisfare le proprie esigenze.

Attenendosi dunque a quanto reso noto il team al lavoro su BLOCKS ha incontrato di recente Paul Eremenko, numero uno di Project Ara, per discutere di unacollaborazione. La partnership potrebbe condurre alla creazione di una piattaforma unica per lo sviluppo di app e la creazione di moduli compatibili sia con lo smartphone che con lo smartwatch. A tal proposito il responsabile del progetto BLOCKS ha dichiarato alla redazione di 9to5Google:

Il meeting più interessante l’abbiamo avuto al celebre Googleplex, il quartier generale di Google in California. Ci siamo seduti con Paul e Anil di Project Ara, per parlare della modularità. È stato un incontro incredibile, con il team al lavoro sullo smartphone modulare.

Allo stato attuale delle cose la collaborazione tra le due realtà non è ancora stata ufficializzata ma sia il team interno a Google che BLOCKS potrebbero trovarsi presto al lavoro su un progetto comune e dalle grandi, anzi grandissime potenzialità.

Fonte “Geekissimo”

gennaio 19, 2015

Nessun commento

Project Ara: video del prototipo

Ai più sembrava pura utopia: uno smartphone modulare i cui componenti – la RAM, la fotocamera e perfino il processore – si possono cambiare acquistando dei piccoli tasselli, quasi dei pezzi di Lego, da incastonare semplicemente sul retro del device. Invece no.

Google al suo Project Ara ci crede ancora e, anche se la scadenza di gennaio 2015 a cui si guardava con incauta speranza non è stata rispettata, il dispositivo continua a dare segni di vita.

Qui sotto, per esempio, potete vederlo sotto forma di prototipo in un video realizzato da “The Verge”: un filmato in cui viene evidenziata non solo la personalizzazione hardware ma anche l’estetica di Project Ara, che per il momento lascia un po’ a desiderare ma ha diversi margini di miglioramento.

I tasselli che compongono il terminale, infatti, sono caratterizzati da colori e disegni diversi che l’utente si può divertire a combinare: una sorta di cover componibile, per dirla in parole povere.

La vendita sperimentale delle prime unità di Project Ara avverrà a Porto Rico nella seconda metà dell’anno. Non si conosco ancora i prezzi ma ci si aspetta qualcosa di altamente competitivo.

In attesa di saperne di più, fateci sapere cosa ne pensate di questo nuovo approccio al concetto di smartphone. Vi convince o, come sottolinea il buon Filippo Corti sul suo blog, si finirà col generare una frammentazione hardware che renderà la vita del dispositivo (o meglio, quella dei suoi utenti) oltremodo tribolata?

Fonte “Geekissimo”

gennaio 14, 2015

Nessun commento

Il nuovo Google Translate traduce le conversazioni in tempo reale

conversational-mode

 

San Francisco – L’aggiornamento appena annunciato da Google introduce due importanti novità all’app Translate per Android e iOS: Conversation mode e Word Lens.

Una volta impostate le due lingue della conversazione, basta toccare l’icona del microfono dell’app una sola volta, per iniziare a parlare: sarà Translate a rilevare quale delle due lingue si stia usando, per riprodurre la traduzione nell’altra lingua appena terminata la frase.

Secondo Google, più del 50% del web è in lingua inglese, mentre l’80% degli utenti l’inglese non lo sa. Brasile, Stati Uniti e Messico, sono i tre Paesi dove Translate viene utilizzato di più. “Oltre 500 milioni di persone utilizzano Google Traduttore ogni mese, per un totale di oltre un miliardo di testi tradotti al giorno”, ha scritto Barak Turovsky, Product Lead di Google Translate.

Conversation mode permetterà da oggi di tradurre 38 lingue diverse, mischiandole a piacimento, proprio come nella versione testuale del servizio. Per funzionare, ha bisogno di una connessione a Internet, mentre si potranno salvare in locale singole traduzioni che sappiamo già serviranno più spesso, o che possono essere più importanti di altre – come “Sono allergico alle noci” o “Dov’è il bagno?”.

Integrato in Chrome, Search e Gmail, il nuovo Conversation mode sarebbe perfetto per l’integrazione con Hangouts, per tradurre in tempo reale le videochiamate tra persone che non parlano la stessa lingua – come già annunciato da Skype, al momento limitato in beta solo tra inglese e spagnolo. La funzione, però, è al momento disponibile solo sulle app e non su desktop, quindi se ne riparlerà più avanti.

Con l’integrazione di Word Lens, invece, si potranno tradurre scritte semplicemente inquadrandole con la fotocamera, e velocizzando così il processo che già ora permette di farlo con la scansione di una foto.

1421194922_image-600x335

Con Word Lens basta inquadrare un cartello per visualizzare direttamente la traduzione, senza ulteriori clic – e anche se il telefono non ha connessione a Internet. Funziona solo con l’inglese e una alla volta italiano, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e russo: non si può quindi tradurre da russo a italiano, mentre si può dal russo all’inglese o dall’italiano all’inglese. E viceversa.

1421194837_image-600x335

Fonte “Wired Italia”

dicembre 23, 2014

Nessun commento

La nuova gamma di smartphone ZenFone per il CES 2015 di Asus

Nel tardo pomeriggio, fuso orario italiano, di Lunedì 5 Gennaio 2015 Asus terrà la propria conferenza stampa che precederà l’apertura del CES 2015 di Las Vegas. Questo evento sarà l’occasione per l’azienda taiwanese di mostrare le proprie nuove proposte attese sul mercato nei prossimi mesi, oltre che evento di introduzione dei nuovi smartphone della famiglia ZenFone così come la simile conferenza stampa tenuta a Gennaio 2014 al CES lo è stata per i modelli presenti in commercio quest’anno.

asus_zenfone_ces_2015_1.jpg (34942 bytes)

Non abbiamo al momento informazioni fatta eccezione per un video teaser che la stessa Asus ha reso disponibile sul proprio canale Youtube, e che dovrebbe aiutarci a delineare alcune prime caratteristiche iniziali di questa gamma di prodotti.

In coda al video appare il messaggio “see what others can’t see“, cioè guarda quello che gli altri non possono vedere. Nel video scorrono varie immagini, con una certa enfasi sulle capacità della fotocamera posteriore. Questo non deve sorprendere di certo, vista l’attenzione che storicamente Asus ha sempre avuto per la qualità di scatto dei propri smartphone della famiglia ZenBook.

asus_zenfone_ces_2015_2.jpg (19129 bytes)

Il messaggio criptico lanciato nel finale potrebbe alludere a varie caratteristiche della fotocamera: la prima un flash a due LED, elemento tecnico interessante ma in assoluto non una novità, ma non è da escludere l’utilizzo di un sensore particolarmente grande e in grado di assicurare scatti di qualità molto elevata per uno smartphone. Da uno dei fotogrammi è possibile inoltre anche vedere la fotocamera posteriore sotto la quale sono presenti quelli che appaiono essere due pulsanti di controllo simili come approccio a quanto implementato da LG con gli smartphone G2 e G3.

Da altri fotogrammi del video sembra di intravedere, nella parte inferiore della cover posteriore, il logo Intel: questo lascia intendere che la gamma ZenFone possa continuare ad utilizzare SoC sviluppati dall’azienda americana per i propri smartphone anche con questa generazione di prodotti prossima al debutto sul mercato. Tra poco più di 13 giorni Asus svelerà cosa sia dietro a questo criptico video, mostrando anche le altre novità attese per i primi mesi del 2015.

dicembre 15, 2014

Nessun commento

World Wide Web, la grande livella

I governi approfittano sempre di più delle tecnologie per sorvegliare e reprimere i propri cittadini, ma se la Rete e il Web fossero annoverati fra i diritti umani e il rispetto dei diritti umani valesse come dovrebbe valere nel mondo analogico, potrebbe essere un imprescindibile strumento di sviluppo e innovazione.

A metterlo in luce sono i dati raccolti in 86 paesi del mondo dal Web Index 2014-2015, lo studio divulgato dalla World Wide Web Foundation con lo scopo di mostrare i contributi del World Wide Web al progresso sociale, economico e politico del Pianeta.

Secondo quanto si legge nello studio, a conferma quanto riferito da statistiche precedenti, a grandi linee 4,3 miliardi di persone, il 60 per cento della popolazione mondiale, non può andare online e la metà di quelli che hanno accesso alla rete vivono in paesi con molte limitazioni ai diritti online, che investono privacy e libertà di espressione.

A preoccupare osservatori e studiosi di settore è che, nonostante proteste e indignazione,aumenta sia il numero di paesi che prevedono forme più o meno invasive di intercettazioni di massa (passati dal 63 all’ 84 per cento) e quello di coloro che sono soggetti a forme di censura “moderate o accese”, cresciuto nel 2013 di sei punti percentuali raggiungendo il 38 per cento. Gli indicatori relativi a libertà e apertura della Rete mostrano un mondo che sembra rispecchiare le grandi divisioni che spaccano il Pianeta anche sul fronte economico, politico e sociale.

freedomopenness

Con l’occasione il padre del Web Tim Berners-Lee è tornato a parlare del bisogno di riconoscere Internet come diritto umano. D’altra parte in un mondo sempre più caratterizzato da inuguaglianze ed ingiustizie, secondo Sir Berners-Lee, il Web ha un enorme potenziale democratico: uno strumento capace di creare uguaglianza e giustizia solo se leghiamo ad esso “i diritti alla privacy, la libertà di espressione, la possibilità di accesso ed i principi della net neutrality”.

D’altronde lo stesso Web Index lega la forte protezione delle libertà civili ad un efficace sfruttamento dei benefici economici e sociali generati da Web: in prima linea da questo punto di vista vi sono Danimarca, Finlandia e Norvegia. Al contrario in fondo alla classifica vi sono Etiopia, Myanmar, Yemen e numerosi paesi africani.

Per quanto riguarda l’Europa, fanalini di coda sono Grecia (30 esimo posto) e Italia (29 esimo) che riescono a far connettere solo poco più del 60 per cento della propria popolazione: il nostro paese si trova a raggiungere un punteggio da metà classifica (70 su 100) anche prendendo in considerazione l’indice di libertà ed apertura, calcolato sulle misure adottate a tutela della net neutrality, la libertà di espressione online, le infrastrutture e le condizioni delle telecomunicazioni nonché quegli strumenti a tutela della privacy degli utenti.

Fonte punto-informatico.it

dicembre 13, 2014

Nessun commento

Apple Watch, la produzione entrerà nel vivo da gennaio 2015

Nel corso delle ultime ore hanno cominciato a circolare in rete nuove e succose indiscrezioni riguardanti Apple Watch. Stando a quanto emerso dagli impianti partner la produzione dell’orologio smart del colosso di Cupertino dovrebbe entrare nel vivo a gennaio del prossimo anno ormai alle porte per un rilascio nelle settimane immediatamente successive.

shutterstock_221389798

 

Il partner produttivo di Apple è Quanta Computer e secondo le stime l’azienda sarà in grado di produrre per 24 milioni di Apple Watch durante il primo mese di vendita. Inoltre, recentemente la società avrebbe aumentato la sua forza lavoro da 3.000 a 10.000 operai al fine si riuscire a soddisfare l’enorme richiesta dell’azienda californiana. Tale numero di dipendenti potrebbe anche arrivare a 30-40.000 entro la fine del 2015.

A detta di alcuni l’aumento della forza lavoro potrebbe anche essere imputabile alla volontà di Apple di rendere disponibile sul mercato iPhone 6S ma considerando il fatto che solitamente la californiana non rilascia nuovi smartphone in primavera e che anche nel caso in cui decidesse di cambiare rotta generalmente non è Quanta Computer che li produce bensì Pegatron e Foxconn tale mobilitazione di risorse non può che far riferimento all’imminente lancio sul mercato di Apple Watch.

Al momento non risultano disponibili ulteriori informazioni e da parte di Apple non è giunta alcuna comunicazione ufficiale. Ad ogni modo si prevede che per il day one di Apple Watch possano essere vendute dai 3 ai 5 milioni di unità ad un prezzo che, eccezion fatta per i 349 euro già stabiliti e comunicati per la versione base, resta ancora un mistero.

dicembre 10, 2014

Nessun commento

SSD, Samsung rilancia con tre bit

Dopo le prime anticipazioni che risalgono al 2013, Samsung ha deciso di puntare decisamente sulla tecnologia tridimensionale dei transistor per i suoi dischi a stato solido: la nuova linea 850 EVO basa tutto sulle qualità dei chip V-NAND (TLC) per garantire prestazioni unite una alta densità di storage. Questo tipo di tecnologia è per ora un’esclusiva di Samsung: fatto che dovrebbe garantire a Seoul un certo vantaggio competitivo grazie a costi più contenuti e un’offerta verticale completa che comprende anche i controller di memoria.
L’essenza della tecnologia Samsung altro non è che l’idea di abbinare più informazioni sulla stessa area del chip: non solo aumentando fino a tre bit per cella (TLC) il numero delle informazioni conservate, come già era stato fatto nel 2012 con la linea 840, ma anche sovrapponendo diverse celle in verticale (da cui la definizione V-NAND: Vertical NAND) per aumentare la densità di archiviazione. Samsung non è all’avanguardia per quanto attiene la miniaturizzazione, mentre la concorrenza già veleggia verso i 20 anche nel settore enterprise, ma puntare sui chip TLC dovrebbe garantire di tenere sotto controllo i costi (di produzione e di listino finale) e tenere le prestazioni su un buon livello.

V-NAND-03-0

Il principale dubbio sulla tecnologia TLC è la sua longevità: i dischi a stato solido sono “consumati” dall’utilizzo, visto che ogni volta che un settore immagazzina le informazioni la carica elettrica in transito determina un impoverimento della prospettiva di vita della cella, e in molti studiano possibili soluzioni per ridurre gli effetti di questo fenomeno. Le verifiche sul campo, tuttavia, dicono che quasi tutti i prodotti in circolazione sono in grado di superare agevolmente i limiti dichiarati dalle stesse case costruttrici: i test di The Tech Report dicono che in alcuni casi il limite fisico reale dei prodotti potrebbe arrivare a 2 petabyte di dati scritti sulle celle, l’equivalente di almeno 10 anni di vita per un utilizzo comune delle unità.

I risultati sul piano prestazionale paiono interessanti: le prime recensioni dicono che i nuovi EVO, che costituiscono l’offerta economica tra gli SSD Samsung, sono decisamente migliorati rispetto ai predecessori. Oltre alle memorie dovrebbe essere stato aggiornato anche il chip di controllo, che nel caso del modello da 1 terabyte è lo stesso triple-core del modello Pro (MEX) mentre in tutti i tagli minori è un nuovo dual-core (MGX): entrambi sono prodotti direttamente da Samsung stessa, e grazie alla logica di casa si possono garantire cifratura AES da 256-bit senza difficoltà così come ogni altra funzione tipica degli SSD quale garbage collection, TRIM ecc.
Samsung non ha ancora ufficializzato i prezzi dei nuovi 850 EVO, ma ha anticipato che saranno in vendita da questo mese in Asia, Europa e Nordamerica. I tagli proposti partono da 128GB, passando da 250, 500 fino a 1 terabyte. La garanzia passa dai 3 anni della generazione precedente a 5.

Fonte punto-informatico.it

dicembre 8, 2014

Nessun commento

Google Glass 2, un brevetto svela come potrebbero essere

Sulla base di un nuovo brevetto depositato da Google è stato possibile apprendere alcune delle caratteristiche che ci si potrebbe aspettare dai Google Glass 2, un nuovo modello degli occhiali per la realtà aumentata del colosso delle ricerche in rete probabilmente in arrivo nel 2015.

google-glass-2-patent-prototype-640x640

 

Il brevetto mette ben in risalto alcuni importanti cambiamenti in fatto di design quali un corpo più sottile, leggero ed accessibile. Tali cambiamenti potrebbero aiutare i tanto chiacchierati occhiali ad essere ancor più apprezzati ed accettati dall’utenza di tutto il mondo.

Nel dettaglio, con i Google Glass 2 Big G potrebbe andare ad eliminare il pezzo ingombrante che si trova sul retro del lato destro. Nel brevetto la struttura del touchpad e il prisma di vetro sono stati spostati verso il lato sinistro e contenuti in un’unità laterale più piccola e dunque meno ingombrante e che non va ad estendersi lungo tutto il telaio. Sembrerebbe quindi che Google abbia trovato il mondo per integrare la tecnologia Glass in una sola e ben più compatta unità.

Da notare che l’aspetto è stata una tra le principali cause per cui l’Explorer Edition dei Google Glass non ha attirato molto l’attenzione del pubblico. Nonostante tutti gli sforzi compiuti per migliorarne il design, anche grazie alle partnership strette con Luxottica e la stilista Diane von Furstenberg, la compagnia di Mountain View non è ancora riuscita a proporre i Google Glass come un dispositivo di tendenza. Se big G vuole fare in modo che l’interesse attorno ai suoi occhiali rinvigorisca proporre un nuovo design può sicuramente andarsi a configurare come un valido punto di partenza.

Fonte geekissimo.it

dicembre 8, 2014

Nessun commento

Google, in arrivo i servizi per gli under 13

Al momento non è chiaro il piano che circola nel quartier generale di Google, ma sembra che la casa di Mountain View abbia in mente di sviluppare versioni specifiche dei suoi prodotti più popolari per i ragazzi dai 13 anni in giù. Lo riporta la testata USA Today, che nelle scorse ore si è fatta una chiacchierata con la responsabile del progetto, Pavni Diwanji. Il progetto però non ha ancora un nome e tutto ciò che lo riguarda è lasciato all’immaginazione e alle parole di Diwanji, che nell’intervista non si è sbottonata eccessivamente: sappiamo solo che vedrà la luce nel 2015.

Considerato che la compagnia vive per il 95% di pubblicità, è comunque facile ipotizzare dove Google voglia andare a parare. Gli algoritmi di Big G infatti riescono già a intuire quando dietro a una serie di attività e di ricerche si cela un minore, ma dare a questi ultimi la possibilità di aprire account dedicati (anziché magari costringerli a usare in prestito quelli di un adulto) apre prospettive dorate sul fronte della loro profilazione.

I problemi ai quali va incontro Mountain View non sono di poco conto. A cominciare da quelli di tipo legislativo. Tanto gli Stati Uniti quanto l’Europa (con buona ragione) sono sempre stati molto protettivi nei confronti di questa fascia di utenti: è lecito immaginarsi che opporranno più di qualche resistenza nel dare a una corporation come Google il nulla osta per fare degli under 13un target costantemente bersagliato da pubblicità mirata.

Un altro dilemma è quello della fattibilità effettiva. I servizi di Big G pervadono e scandagliano tutto il www: farne una versione dedicata ai bambini vuol dire plasmare il web in una forma al tempo stesso sicura e stimolante per questa categoria di utenti. E anche se l’interfaccia potrebbe non porre particolari ostacoli – i designer di Mountain View sapranno inventarsi qualcosa per renderla più gradevole e meno complessa – dall’altra parte dell’equazione ci sono i contenuti. A partire dai relativamente meno pericolosi Gmail e Calendar, per finire con il cuore stesso dell’offerta: il motore di ricerca e Youtube. Filtrare ciò che arriva dalla Rete per renderla in qualche modo certificata a prova di bambino è una missione titanica.

“Sappiamo che solleveremo controversie, ma la verità da accettare è che i nostri ragazzi hanno già tra le mani questa tecnologia, a scuola e in casa. Possiamo solo fare in modo che la utilizzino al meglio”, sono le parole di Diwanji, lei stessa madre di due figli di 8 e 13 anni.

I dettagli del progetto restano sconosciuti, ma la strada potrebbe essere quella di una soluzione mista: interfaccia ridisegnata per i ragazzi, filtri per i contenuti, e strumenti per i genitori. Questi ultimi potranno controllare come e quando i propri figli interagiscono con le tecnologie Google, impostando finestre temporali e monitorando ricerche e attività. Per saperne di più però, non resta che aspettare.

Fonte Wired Italia

Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.